Cosa è la dipendenza da internet

L’espressione “dipendenza da internet” si riferisce a:

  • un bisogno sempre più grande di navigare sul web, un bisogno di connettersi sempre più frequentemente alla rete per provare soddisfazione;
  • una progressiva e sempre più marcata riduzione di interesse per ogni altra attività che non sia legata all’uso di internet
  • uno stato di ansia, agitazione, irritabilità, umore depresso se si è impediti di connettersi al web
  • un’incapacità a ridurre l’uso di internet e la presenza di tentativi infruttuosi di limitarne l’uso.

Queste manifestazioni ci fanno capire che, seppure comunemente pensiamo che un uso problematico di internet riguardi unicamente le ore trascorse in rete, in realtà ci sono altri aspetti, quali vissuti di ansia, umore depresso, agitazione che proviamo quando non siamo connessi che rendono la questione dell’uso di internet più complessa, e, a mio avviso, più interessante. Intanto perché questi vissuti ci dicono che non è sufficiente vietare di utilizzare il web, sequestrare cellulari, tablet e pc per risolvere il problema, ma soprattutto perché ci forniscono chiavi di lettura importanti per capire più a fondo il fenomeno e trovare “soluzioni”

Perché si diventa dipendenti da internet?

L’uso smodato della rete ha a che fare, come altre forme di dipendenza, con la difficoltà a controllare questo impulso, con una ricerca impellente di gratificazione

La letteratura scientifica ci dice che tutte le dipendenze comportamentali, quali:

  • dipendenza da internet,
  • dipendenza da gioco d’azzardo,
  • dipendenza da sesso,
  • dipendenza da cellulare
  • dipendenza dall’esercizio fisico
  • shopping compulsivo,

riescono ad attivare sistemi cerebrali di ricompensa simili a quelli attivati dalle sostanze di abuso, come droghe, alcol, tabacco ecc.…

Ma a quali impulsi ci riferiamo e a quale ricompensa ci riferiamo quando parliamo di dipendenza da internet?

Al bisogno, per esempio, di comunicare, di stare in relazione. Sembra paradossale, ma spesso ci “isoliamo” con il cellulare, con il pc proprio perché abbiamo un profondo bisogno di stare in comunicazione con il mondo esterno! Non sempre siamo consapevoli di questo bisogno, o spesso ne abbiamo una grande paura. e così la rete sostituisce la realtà esterna.

Il bisogno degli altri, la dipendenza dagli altri, nella nostra società è spesso vissuto come sinonimo di debolezza, di fragilità, e quindi ci può far paura. “Devo farcela da solo” è una frase che frequentemente ci ripetiamo.

In realtà, la dipendenza è uno stato della mente e anche del corpo che attesta la nostra capacità di legarci agli altri e alle cose. Quando non si esprime in modo patologico, la dipendenza è l’essenza delle nostre relazioni umane ed è naturale. (dipendiamo dai figli, dagli amici cari, dal lavoro, dalla società, dalle nostre abitudini e interrompere queste cose è fonte di malessere).

Il rapporto con la madre

La capacità di sentirsi dipendenti da qualcuno in un modo potremmo dire armonioso si apprende fin dai nostri primi giorni di vita nel rapporto con la madre o con chi si prende cura di noi.

Il neonato ha bisogno di essere pensato, guardato, desiderato. Gli occhi della madre o della figura di accudimento diventano lo specchio nel quale riflettersi, rispecchiarsi e vedersi. Solo in questo modo sentiamo di esistere, di valere qualcosa e sviluppiamo un senso di sicurezza in noi stessi e negli altri

Se questi aspetti fondamentali della nostra crescita non sono pienamente soddisfatti possiamo sviluppare un senso di fragilità, non riusciamo a credere in noi stessi e sentiremo sempre un bisogno eccessivo dell’altro; eccessivo perché è come se l’altro anche quando c’è non riuscirà mai a rassicurarci, a placare questa sensazione di precarietà, inquietudine profonda che sentiamo dentro di noi.

Potremmo dire che, quando una “sana” dipendenza è venuta a mancare da piccoli, quando cioè non sono stati soddisfatti i bisogni primari, allora le nostre pulsioni si trasformano in manie appetitive. 

E’ come se avessimo sempre fame di qualcosa, proviamo un vuoto che può essere colmato solo con la soddisfazione del bisogno. Viviamo sempre un po’ dissociati dall’ambiente che ci circonda, come se avessimo sempre fame. Il pensiero è sempre verso il bisogno che vuole essere soddisfatto.

Le nuove tecnologie ci danno la sensazione di colmare questo bisogno perché ci permettono di accedere velocemente alle informazioni e di entrare in contatto, attraverso i social, con le persone in modo immediato, non mediato dal pensiero.

Con internet, con le nuove tecnologie abbiamo l’illusione che manchi l’assenza, l’illusione che il vuoto che sentiamo possa essere colmato, ma è un’illusione, che crea dipendenza.

I rischi della dipendenza da internet

Grazie alla rete possiamo comunicare in tempo reale, addirittura con più persone contemporaneamente. Scambiamo con molta facilità contenuti di diverso tipo, non solo messaggi, ma anche fotografie, video. L’essere sempre connessi ci fa sentire di essere sempre con qualcuno, ma in questo modo diventiamo sempre più fragili, più bisognosi di conferme continue.

Essere continuamente sollecitati da stimoli, che siano messaggi, commenti, immagini, ci rende dipendenti da essi.

La psicoanalisi descrive una categoria di oggetti chiamati “oggetti d’uso compulsivo” che placano momentaneamente i nostri impulsi, ma nel far questo producono in noi una dipendenza. Diventiamo schiavi del mondo virtuale, condizioniamo i nostri desideri in funzione di una realtà virtuale. Soprattutto i giovani corrono questo rischio perché nutrendo un bisogno profondo di comunicazione e di relazione sono fortemente attratti dalla rete e rischiano dunque di annullarsi in essa.

Dall’esterno siamo soliti pensare che la persona dipendente ha piacere nello stare su internet. In realtà ciò che prevale è un cortocircuito che si ripete e che ci fa ridurre progressivamente addirittura le attività vitali e istintuali come l’alimentazione, la sessualità. Il raggio di azione si riduce sempre di più fino a coincidere solo con la soddisfazione di quel bisogno che si ripete costantemente.

Come liberarsi dalla dipendenza da internet

Nei paragrafi precedenti abbiamo illustrato quanto la dipendenza da internet sia legata ad un bisogno spasmodico di essere in comunicazione con gli altri, di colmare un vuoto emotivo profondo.

Se queste sono le premesse capiamo bene quanto impedire un comportamento di dipendenza (per esempio impedendo l’uso del cellulare, del pc, del tablet) può essere utile, ma non sufficiente per affrontare il problema.

È necessario sviluppare una riflessione su ciò che porta ad assumere un comportamento di dipendenza.

La rete, ripetiamo, ci dà l’illusione che ci sia una presenza costante delle persone e delle cose che desideriamo.

L’assenza però dell’altro, degli oggetti che desideriamo è una condizione fondamentale per sviluppare la capacità di pensare. Solo se le persone, le cose che vogliamo, sono assenti e ci mancano allora possiamo pensarle. Se le abbiamo sempre con noi non è necessario pensarle. Ma se non ci alleniamo a pensare non siamo in grado sviluppare un senso solido di noi stessi, della nostra identità.

Certo il vissuto di mancanza può essere spiacevole, ma se cerchiamo sempre di liquidarlo, per esempio stando sempre connessi alla rete, può essere molto dannoso.

Le relazioni reali, come anche la relazione con un terapeuta, sono fatte di presenza ed assenza. Il nostro quotidiano è fatto costantemente di momenti di gioia e dolore e solo se siamo in grado di sostenere emotivamente questa alternanza possiamo sviluppare la capacità di vivere con un senso di armonia.

Dott.ssa Mariateresa Grasso, psicologa psicoterapeuta a Roma