Perché andare dallo psicologo?
Nel mio lavoro incontro adulti, adolescenti, anziani, famiglie sia per consulenze brevi che per trattamenti psicoterapeutici.
L’obiettivo del lavoro psicologico-psicoterapeutico che propongo è lo sviluppo delle risorse della persona nei propri contesti di vita.
Ognuno di noi può vivere, in particolari periodi della propria vita, o per lunghi anni, difficoltà nelle relazioni affettive, amicali, familiari. Possiamo sentirci poco motivati o poco produttivi nel contesto lavorativo o nello studio, confusi nel costruire un progetto di vita o nel fare scelte importanti.
Avvertiamo a volte un malessere generalizzato, difficoltà a divertirci nel tempo libero, sentimenti di frustrazione e impotenza. Ci sentiamo “pressati” dalle richieste degli altri…
Tutti questi problemi riguardano le emozioni che ogni persona vive in rapporto ai propri contesti di vita.
I “sintomi”
Spesso le difficoltà assumono la forma di “sintomi”, quali ansia, depressione, pensieri negativi, fobie, panico, stress, insonnia, mal di stomaco, mal di schiena… disturbi somatici di origine psicologica. Potremmo continuare a lungo… Ciò che accomuna le diverse problematiche, è che tutte hanno a che fare con le emozioni che ognuno di noi vive nei contesti di appartenenza.
L’intervento psicologico
Il lavoro psicologico-clinico che svolgo interviene su queste problematiche proprio a partire dalle emozioni che la persona vive e che “porta” nella richiesta allo psicologo.
Certo, non sempre le persone riescono ad individuare il loro problema. Sentono un bisogno di aiuto, ma non ne sanno definirne il senso, la motivazione, non riescono a tradurre il bisogno in richiesta o in domanda, appunto, di aiuto allo psicologo.
Il mio approccio parte proprio da qui.
Intervista alla psicoterapeuta
1) Qual è l’obiettivo del suo lavoro?
Il lavoro psicologico che propongo è aiutare le persone a stare bene con quello che siamo e quello che abbiamo.
2) Stare bene per quello che siamo anche se una persona ha sintomi come l’ansia, depressione, stress, senso di inadeguatezza, rabbia incontrollata?
Sì. Fare un lavoro psicologico su di sé non significa imparare ad accettare passivamente i propri disagi, le proprie difficoltà, ma significa conoscerle, capire perché le viviamo, solo in questo modo possiamo produrre un cambiamento in noi stessi ed anche nei contesti che viviamo.
3) Può fare un esempio?
Usiamo una metafora. Se vogliamo raggiungere un luogo, una città, per capire che strada dobbiamo fare, è fondamentale sapere dove siamo e da che punto partiamo. Dobbiamo conoscere i cartelli stradali E dobbiamo anche sapere che mezzi abbiamo a disposizione, se una macchina, una bicicletta, un treno.
Ecco, il lavoro psicologico aiuta innanzitutto a capire dove siamo, da che punto partiamo e che mezzi abbiamo.
4) Ma oggi ci sono i navigatori!
Certo, ed i navigatori sono sicuramente utili, ma se non vogliamo restare sempre dipendenti da qualcosa o da qualcuno è bene capire, diventare consapevoli dei percorsi che facciamo.
I cartelli stradali, le indicazioni. la bussola potremmo dire sono le nostre emozioni, le nostre difficoltà. addirittura, i I nostri sintomi! … Decifrarli, comprenderli ci aiuta a scegliere la nostra strada
5) Quindi se capisco bene i sintomi e le difficoltà sono anche utili?
Sì. Sono utili se iniziamo a considerare i sintomi, le nostre difficoltà come una parte di noi stessi, che va conosciuta, esplorata altrimenti la subiremo sempre.
Sui sintomi, sulle difficoltà si può lavorare in due modi, cercare di eliminarli, di cancellarli oppure capire nella nostra vita, nel nostro quotidiano che senso hanno.
Tentare di eliminare un sintomo è un lavoro che più delle volte porta al fallimento. Magari per un periodo stiamo meglio, ma poi le difficoltà si ripresentano. Facciamo uno sforzo grande e probabilmente inutile
Quante volte ci diciamo: “Io non so perché mi viene l’ansia ogni volta che devo prendere la macchina eppure so guidare, o non so perché non riesco ad allontanarmi da quella persona, eppure so che non mi fa stare bene, non vorrei urlare, ma poi non riesco a frenarmi”, e potremmo continuare a lungo con gli esempi quante volte percepiamo i nostri disagi come qualcosa di esterno a noi, come se ci arrivasse da fuori e ci sentiamo in balia di quelle sensazioni.
Questo vuol dire che forse quelle sensazioni vanno prese sul serio, vanno capite, altrimenti ne restiamo imprigionati, incatenati.
6) Da dove si parte per conoscere le proprie difficoltà, le proprie paure; cioè, quando una persona arriva da lei come inizia il lavoro?
Dalle emozioni che la persona porta nel rapporto con lo psicologo, quindi nel rapporto con me.
7) Cosa c’entra il rapporto con lo psicologo con la vita della persona, con le cose quotidiane che la persona vive?
Noi tutti, in modo consapevole ed incosapevole, esprimiamo il nostro modo di essere, di pensare, di ridere, di giudicare ovunque siamo, e con chiunque siamo quindi anche con lo psicologo. La competenza dello psicologo, del clinico sta proprio nell’utilizzare ciò che la persona vive nel rapporto con lo psicologo, quindi con me, per aiutarla poi nella sua vita al di fuori della stanza di analisi
8) Ma allora perché uno psicologo non può essere un amico o un’amica del paziente o della paziente?
Perché un amico o un’amica è una persona coinvolta affettivamente con noi, ci vuole bene, dunque sì vuole il nostro bene, ma proprio per questo ha aspettative su di noi.
Lo psicologo invece deve poter accogliere liberamente ciò che il paziente, dice e vive proprio per aiutarlo ad essere lui stesso libero.
L’essere estranei, psicologo e paziente, è fondamentale perché le emozioni che emergono, sia del paziente che dello psicologo, possono essere utilizzate dallo psicologo al totale servizio della persona che si rivolge a lui.
Lo psicologo non ha aspettative sul paziente, aspettative affettive, comportamentali, relazionali.
9) Molte persone oggi si rivolgono a ChatGPT, all’IA per un aiuto psicologico, lei che ne pensa?
Penso che sia rischioso, rischiamo di essere manipolati da chi ha programmato queste macchine.
Innanzitutto, ciò che è evidente è che usando l’IA viene meno l’aspetto fondamentale di un lavoro psicologico che è il rapporto vero con lo psicologo, ma poi c’è un altro aspetto importante che riguarda il fatto che le risposte di ChatGPT sono quasi sempre molto rassicuranti, compiacenti.
Lì per lì questa rassicurazione può farci stare meglio, ma poi non ci aiuta davvero.
A tutti noi piace essere rassicurati, ma non è quello l’obiettivo di un lavoro psicologico.
Dallo psicologo si va per capire chi siamo, cosa vogliamo, per fare scelte più soddisfacenti non per essere rassicurati
Possiamo dire che L’IA risponde ai bisogni, non ai desideri.
Una terapia psicologica è una terapia del desiderio, questo lo dicono i grandi psicoanalisti.
10) Chi sono le persone che di solito si rivolgono a lei?
Adulti, adolescenti, anziani
11) Che tipo di problemi portano da lei?
Difficoltà nelle relazioni intime affettive, amicali, familiari.
Sentirsi poco motivati a lavoro o a scuola, confusione nel costruire un progetto di vita o nel fare scelte importanti.
Malessere generalizzato, difficoltà a divertirsi nel tempo libero, sentimenti di frustrazione e impotenza. Sentirsi “pressati” dalle richieste degli altri…
Il lavoro psicologico ci permette di dare senso a ciò che ci accede e di scoprire risorse personali inaspettate, a volte sorprendenti per stare meglio con le nostre emozioni e persino con i nostri sintomi.
