L’ansia è un segnale di pericolo e di incertezza rispetto al nostro sentirci in grado di controllare eventi importanti. La viviamo come uno stato emotivo fastidioso ed ingombrante, un malessere molto diffuso di cui non sempre sappiamo darci una spiegazione. E questo aspetto è fondamentale
Diciamo subito che un certo grado di ansia che tutti nella vita possiamo provare e proviamo in determinate situazioni è funzionale e può essere molto utile, costruttiva, per esempio per prepararci ad affrontare un esame, una gara, o semplicemente a fare bene qualcosa.
Quando però il livello di ansia diventa intenso allora la situazione diventa più complessa e potremmo dire degna di attenzione.
Come ci accorgiamo se un’ansia è “normale” o problematica, “patologica”?
Se diventa invalidante. Cioè, se a causa dell’ansia che proviamo iniziamo ad evitare di fare qualcosa, che chiaramente sia importante per noi, come per esempio guidare la macchina, frequentare dei luoghi, delle persone.
Non in modo sporadico, ma in modo continuativo.
Tipicamente si tende a considerare l’ansia come un disturbo, se dura per un tempo prolungato.
Per certe manifestazioni si considera anche un tempo breve, per esempio nei bambini l’arco temporale di un mese, nel caso di mutismo selettivo o nel caso di ansia da separazione. Se il bambino inizia a non parlare per un mese e più in determinati contesti, per esempio a scuola, o anche in famiglia, sebbene sappia parlare bene, o ha una grande difficoltà a separarsi dai genitori per andare a scuola, allora siamo di fronte ad una situazione da capire meglio, da approfondire.
Dunque a tutte le età possiamo provare ansia?
Sì. Dall’infanzia alla vecchiaia, ed è molto importante conoscerla ad affrontarla perché il nostro benessere emotivo nell’arco di vita è determinato, in larga parte, dalla nostra capacità di affrontare l’ansia.
Questo perché come tutte le emozioni, anche l’ansia si manifesta nei nostri pensieri, nei nostri affetti nei nostri rapporti con le persone e nei nostri comportamenti.
Può fare degli esempi?
L’ansia grave, per esempio, interrompe la nostra capacità di concentrazione, di attenzione, di memoria, Spesso dimentichiamo le cose, sentiamo la testa vuota oppure piena di pensieri che non riusciamo ad allontanare dalla nostra mente. Potremmo dire che siamo “distratti” dai nostri pensieri ansiosi.
Questo può avere effetti importanti sul lavoro, sui risultati scolastici.
I bambini, per esempio possono essere rapiti da pensieri che possa succedere qualcosa di brutto e si ritirano dalle attività con gli altri, oppure le svolgono senza entusiasmo.
I bambini smettono di esplorare…con tutte le conseguenze che questo atteggiamento di prudenza, di evitamento, di non esplorazione appunto può avere su uno sviluppo sano del bambino.
Ma la stessa cosa può succedere a noi adulti, o agli adolescenti. Per una forte ansia rischiamo di smettere di essere curiosi, di conoscere …in un certo senso potremmo dire rischiamo di smettere di vivere in un modo gratificante.
Come si sente un adolescente ansioso?
Può avvertire una sensazione generalizzata di nervosismo, quando il livello di ansia è lieve, fino ad arrivare al terrore di una tragedia imminente. Chiaramente parliamo di un terrore non giustificato da una reale minaccia, da un reale pericolo.
Gli adolescenti che provano ansia percepiscono i loro sintomi ansiosi come segni di debolezza e non ne parlano, non condividono ciò che provano; si vergognano, temono di essere fraintesi, giudicati.
Così facendo perdono fiducia in sé stessi e nel futuro. Questo è un punto importante. Si crea un circolo vizioso. L’ansia limita alcune attività. Il non fare alcune attività alimenta l’ansia e così via.
Le attività con i coetanei vengono condizionate dai sintomi ansiosi e si può arrivare ad una vera e propria ansia sociale.
Poi si possono manifestare anche disturbi del sonno, dell’alimentazione, dell’apprendimento.
E per gli anziani?
Nelle persone anziane l’ansia è fortemente condizionata dai cambiamenti fisici correlati all’età.
E spesso è associata a sintomi depressivi. Questi aspetti, seppur in parte fisiologici, però non devono trarci in inganno.
Spesso sottovalutiamo i sintomi ansiosi in una persona anziana perché diamo per scontato che una persona anziana possa sentirsi giù di morale o appunto in ansia per la sua condizione di vecchiaia e rischiamo di trascurare alcuni segnali.
L’ansia, per esempio può condizionare il decorso di una malattia, la può potremmo dire far peggiorare. Dunque, prenderla sul serio, valutarla con attenzione ed intervenire può essere importante.
Socialmente riteniamo accettabile che una persona anziana voglia ritirarsi dalle relazioni sociali, ci affidiamo agli stereotipi e magari non riconosciamo segnali importanti.
Arriviamo alle domande centrali: a cosa è dovuta l’ansia e come possiamo combatterla?
L’ansia è dovuta ad una paura in assenza di un pericolo oggettivo. Cioè, ad una paura di qualcosa o qualcuno che immaginiamo, sottolineo immaginiamo, possa essere pericoloso per noi. Ma l’elemento chiave è che noi non siamo consapevoli di questa paura! È questo il punto importante. L’ansia ci arriva e noi non sappiamo perché e spesso neanche per cosa siamo in ansia.
Evidentemente c’è qualcosa o qualcuno che noi, pur non sapendolo, rappresentiamo come pericoloso perché ci richiama qualcosa del passato, ci riattiva una paura profonda.
Il motivo della paura, la natura della paura vanno ricercati, ricostruiti nella storia, nell’ esperienze di ognuno di noi.
Non c’è una causa uguale per tutti.
Ma questo non ci deve scoraggiare. Faticare un po’ per conoscere le motivazioni, le cause che ci inducono a provare ansia, conoscerle, comprenderle è lo strumento per combatterla.
Ed è un lavoro interessante su noi stessi, ci fa conoscere aspetti di noi stessi che magari non immagineremmo neanche. E più non li immaginiamo, più probabilmente proveremo ansia.
Potremmo dire che l’ansia è un modo per il nostro inconscio di farsi sentire.
Le cause dell’ansia, dunque, non sono uguali per tutti e vanno cercate nelle nostre storie, ma ci sono delle cause ricorrenti?
La letteratura psicoanalitica identifica diversi tipi di ansia, ciascuno dei quali può essere conscio ed inconscio: la paura di perdere la persona significativa, con sentimento di abbandono espressi in termini di ansia, rabbia, depressione e/o colpa, perdere l’amore, che solitamente viene vissuto come un rifiuto ed è accompagnato da sentimenti di rabbia, depressione, senso di inadeguatezza e di non essere in grado di essere amati, paura di subire un danno al proprio corpo, e, a volte, specificatamente ai genitali, paura di perdere l’approvazione della propria coscienza, che di traduce in ansia, colpa, vergogna, depressione, la paura inconscia di far male alle persone care.
Un lavoro psicoterapeutico ad orientamento psicoanalitico ci aiuta a prendere coscienza delle nostre paure, dei nostri conflitti inconsci, dei nostri desideri repressi e questo ci aiuta a trovare nuovi modi per affrontare al meglio le diverse situazioni che ogni giorno la vita ci pone davanti